Ciao

Questa è la mia prima fan fic seria.

Cap 1.
Guardò la sua immagine riflessa, notando con rammarico quel taglio di capelli fin troppo corto.
Patrick l'aveva avvisata: un cambiamento troppo evidente non avrebbe di certo contribuito a promuovere il suo voto all' insegna dell'anonimato.
Si portò la mano sinistra nei capelli, e con un gesto poco accorto lì scompigliò; dopodiché, invano, tentò di infliggergli una forma che, per lo meno, fosse apparentemente presentabile.
Aprì lo sportello del mobiletto posizionato accanto allo specchio, ne estrasse lo spazzolino e un tubetto di dentifricio accartocciato su se stesso.
Velocemente spremette fuori dal tubetto il poco dentifricio che era rimasto all'interno, adagiandolo sulle setole rovinate dello spazzolino.
Contò mentalmente i soldi che doveva restituire, ormai da più di un mese, a Vincent; ammontavano a 349 euro e 84 centesimi, approssimativamente a 350 euro.
Calcolò una penale di 50 euro per il mancato pagamento,e drasticamente arrivo alla conclusione che 400 euro non li avrebbe reperiti in un modo poi così onesto.
Finì di lavarsi i denti e appoggiò lo spazzolino sul bordo del lavandino incrostato di ca calcare, non badando alla riduttiva igenicità del gesto.
Uscì dal bagno, per poi attraversare il salotto abitato solo dai panni sporchi che sua nonna aveva dimenticato, da circa una settimana, di portare in lavanderia.
Scarabocchiò sul retro di uno scontrino la propria destinazione ( per non far allarmare la nonna), per poi appoggiarlo sotto un bicchiere. Riempi questo con del latte intero proveniente da un brick di plastica preso dal vecchio frigo.
Infilò la chiave nella toppa e sblocco i giri fatti la notte precedente, per poi uscire dall'abitazione e chiudersi la porta alle spalle.
Al ricordo di quel tanfo ricorrente di legno marcio, che aleggiava nel proprio palazzo, chiuse il naso e di fretta scese gli scalini rovinati.
Giunta di fronte al portone d'uscita lo apri e al di fuori di quelle mura si concesse un respiro liberatorio con tanto di sospiro finale.
Harvey abitava in periferia, a 15 minuti dalla città a piedi, altrimenti con una qualsiasi altro mezzo di trasporto una manciata di minuti.
Quelli di periferia avevano ben pochi rapporti con i cittadini veri e propri, anche perché l'entusiasmo di quest'ultimi nell'allacciare rapporti con questi presunti delinquenti era notevolmente scarso.
L'unico, e sottolineo L'unico, punto di contatto Obbligatorio era LA SCUOLA.
Sentì suonare un clacson e successivamente vide avvicinarsi un autobus giallo addobbato con un gran numero di graffiti, tra i quali spiccavano i capolavori di suo cugino Marcus.
Si avvicinò con una leggera corsa ed aspetto che le porte si aprissero, dopodiché si sistemo la bretella consumata dello zaino su la spalla destra e salì i tre scalini metallici.
Salutò con una cenno della mano l'autista, che ricambiò con un sorriso svogliato mantenendo una mano sul volante e facendo richiudere le porte del veicolo.
Barcollò appena quando l'autobus partì, per poi continuare spedita, sotto gl'occhi guardinghi dei presenti, fino al fondo dell'autobus. Lì c'erano i sedili ormai da tempo di loro proprietà, a cui nessun altro osava accedere.
Si sedette accanto a Patrick che ogni mattina gli teneva il posto.
Lo saluto con uno schiaffo alla mano e con un pugno contro pugno, detto comunemente "fisso", dopodiché sbuffò annoiata.
- Brutto risveglio?! - Gli chiese mentre con un coltellino levava la pelle da bracciolo del sedile.
- Come sempre...- rispose lei guardando fuori dal finestrino.
Rimasero in silenzio ognuno assorto nei propri pensieri, fino a quando Patrick non si volto serio verso Harvey.
- Ho incontrato Vincent...- le bisbigliò in un orecchio.
- Cazzo...- invei lei stringendo i denti.
- Mi ha detto che rivuole i soldi...- disse con tono sommesso passandosi un dito sotto il naso.
Harvey aspettò qualche secondo per rispondere, sebbene avesse già tratto le sue conclusioni quella mattina.
- Patrick, io i soldi non ce li ho...!- gli rispose con aggressività alzando il busto dallo schienale.
Passò accanto a loro un ragazzo che teneva sottobraccio una tavola da skate rovinata, aveva i capelli ricci e castani intrappolati in un capellino da rapper; era Mattias.
Quando lo videro si zittirono e poi lo salutarono facendo finta di nulla.
- Chissà perché lo sospettavo.- affermò Patrick sarcastico una volta che il ragazzo si fu seduto in un sedile nel lato opposto al loro.
Harvey con violenza riattaccò la schiena alla sedile.
- Sono nella merda.- constatò con evidente preoccupazione.
- Non voglio dover far nulla per Vincent, mi piacciono ben poco le cose che fanno con i suoi amici...- continuò.
- Dai...- sminuì le sue parole Patrick.
- Lo sai benissimo anche tu, che non è solo un affare di droga.- disse lei abbassando la voce.
- A che cosa alludi?! - le rimandò Patrick con lo stesso tono.
- Ti ricordi la ragazza trovata nel fiume? Beh, ti dico solo che ho visto Vincent e gl'altri nei paraggi qualche ora prima che Betty Butler trovasse il cadavere.- sussurrò lei guardandosi intorno circospetta.
Patrick stette in silenzio.
- Comunque lo sanno tutti che Vincent è un criminale a livelli ben più altri dei nostri.- aggiunse Harvey.
L'autobus proprio in quel momento si fermò di fronte alla scuola.
Quando l'autista aprì le porte i ragazzi dei primi posti iniziarono a scendere, e così tra spintoni e imprecazioni di chi doveva ancora copiare i compiti dal secchione di turno il veicolo rimase vuoto e l'autista potè ripartire.
Harvey e Patrick seguiti da Mattias sullo skate raggiunsero i loro compagni che stavano loscamente seduti sulle gradinate della scuola.
Patrick schiacciò un fisso a Gary Marshall, un ragazzo biondino con gl'occhi di ghiaccio e il sopracciglio tagliato, per poi fare lo stesso gesto con Bradford Parker che tutti chiamavano Brad, alto con occhi scuri e capelli neri rasati a pelle.
Harvey imitò i gesti dell'amico, per poi continuare con il resto del gruppo.
Diede due baci sulla guancia ad una ragazzina disinibita dalla pelle scura, con gli occhi grandi ramati e i capelli castano-rossicci che si chiamava Chanel Harris.
Salutò Liam Barnes, un ragazzo dai capelli scuri legati in una coda che sedeva accanto alla ragazza.
Fece per sedersi quando la sua attenzione venne catturata dal professore di matematica del corso avanzato.
- Gente, devo fare una cosa, vi raggiungo dopo. - saluto i ragazzi che erano seduti sulle scalinate con evidente fretta.
- ...Come se non avesse niente a cui pensare!- disse con ironia Patrick quando Harvey si fu allontanata.
- Perchè? Che è successo?! - chiese perplesso Gary.
- Deve dei soldi a Vincent...- rispose Patrick guardando l'amica allontanarsi accanto all'uomo di mezza età con i capelli folti e brizzolati.
- O merda...-
- E' nei casini allora...- esclamarono Chanel e successivamente Gary.
Harvey conduceva un discorso più che animato con il professore.
- Ascolti, non è possibile che io sia stata bocciata all'esame di ammissione!- disse scuotendo la testa.
- Cox, c'è sempre il prossimo anno.- gli rispose rassegnato.
Harvey imprecò a bassa voce.
- Ha controllato lei i risultati del mio compito?- fece in maniera minacciosa Harvey.
- No, come di routine è stato il tuo professore.- rispose lui con calma.
- Lo sapevo che era colpa di quel bastardo.-
- Signor. Martinez lo sa anche lei che quell'uomo fa di tutto ogni anno per farmi bocciare, non le sembra strano?-
- Harvey...- disse lui in tono di rimprovero.
- Obbiettivamente professore, in matematica sono la migliore della mia classe, e nel primo trimestre ho preso tre F in dei compiti che ho finito nella metà del tempo a disposizione.- ribattè aggressiva la ragazza.
- Magari non sei stata particolarmente brillante...- gli suggeri il professore.
- Stronzate! Ho confrontato i risultati con Sandra Backer, che ha ottenuto il massimo in tutti e tre i compiti. E indovini...i risultati erano gli stessi.- concluse tagliente Harvey.
- Ti dico una cosa in confidenza Harvey: non devi sempre pensare che il mondo ce l'abbia con te, perché non è così.- disse lui guardandola con attenzione.
Harvey evidentemente stizzita stette in silenzio.
Le passò accanto Ashley Evans, e come al solito non mancò di sporgersi per ammirare ciò che madre natura le aveva donato.
Il signor Martinez scosse la testa.
- La matematica è rigore, è disciplina; non è colpa del signor Roberts se il tuo esame è fallito.- disse richiamando la sua attenzione.
- E' colpa delle ragazze che non ti fanno dormire la notte, dell'alcol e della droga. Metti la testa a posto Harvey e poi ne riparliamo.- aggiunse schiacciante l'uomo, che dopo averla osservata con rimproverò si allontanò verso la scuola.
Harvey Cox: capelli castani chiari, corti, dai strani riflessi rossi, sicuramente residui di precedenti tinture.
Occhi neri, tanto neri da potersi confondere con la pupilla.
Si stropicciò la faccia con evidente nervosismo, inghiotti la pillola di amara verità che aveva ricevuto e poi tornò su i suoi passi per raggiungere gl'amici.
Quando arrivò si sedette accanto a Patrick.
Il ragazzo si volto verso di lei e non sapendo che dirle le accennò un sorriso poco sentito.
Dopo pochi secondi suonò la campana della scuola, Patrick le diede una pacca sulla spalla e poi si avviò verso il portone dell'edificio.